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Il 25 dicembre è ormai il giorno consacrato alla nascita di Cristo. Lo scrittore Ippolito Romano, nel suo Commento a Daniele scritto intorno all'anno 204, sostiene che Gesù nacque proprio il 25 dicembre. Ma a parte questa tesi in effetti non abbiamo alcuna certezza sulla data che la Chiesa ha poi fissato in un giorno "simbolico e significativo".
Nei primi due secoli, quando ancora la Chiesa non aveva libertà completa di culto e non poteva organizzarsi liberamente, la data non era ancora la stessa per tutti i luoghi: in Oriente alcuni celebravano il Natale il 20 maggio, altri il 20 aprile; altri ancora il 17 novembre. In Occidente in alcune zone si celebrava il 28 marzo; mentre in altre regioni già si era scelto il giorno del 25 dicembre.
Nel IV secolo in Occidente si pervenne a una concordanza su questa data, fissando in tal modo l'attenzione sulla realtà umana di Cristo: oltre a essere vero Dio è anche vero uomo, come tutti gli altri; per questo se ne celebra anche il compleanno.
Nel 336 è stata scritta la Depositio Martyrum, un primo tentativo di calendario liturgico, nel quale si dice espressamente che a Roma la festa del Natale veniva celebrata il 25 dicembre. La stessa notizia si riscontra nel Cronografo dell'anno 354 (Chronographus anni CCCLIIII. Ferialae Ecclesiae Romanae) nel quale si legge «VIII Kal. Ian. (Die Octavo ante Kalendas Ianuarias) natus Christus in Betleem Iudeae», cioè il 25 dicembre. Altra conferma sulla datazione a Roma ci viene fornita da un discorso di papa Liberio (352-366), tenuto in San Pietro nel 353.
Questa data da Roma fu fatta propria anche in altre diocesi, come Milano per opera di Sant'Ambrogio.
L'affermazione di questa festa si deve molto all'opera del papa san Leone Magno (440-461).
In Oriente invece per ricordare la nascita del Redentore prevalse il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, nel quale si celebra la manifestazione al mondo, rappresentato dai Magi, di Cristo in quanto Dio. La Chiesa d'Oriente ha voluto porre l'accento sul fatto che quel bambino è Dio.
Questa doppia data si è mantenuta fino ad oggi.
L'esigenza di celebrare la festa della nascita del Redentore si è maturata nel tempo, come è avvenuto per altre festività, per rafforzare l'autentica fede nel mistero dell'incarnazione. Nel IV e V secolo sono sorte le grandi eresie che negavano o la divinità di Cristo o la sua umanità. Ben quattro concili ecumenici sono stati celebrati per difendere e chiarire la vera dottrina sul Verbo: Nicea (325), Costantinopoli I (381), Efeso (431) e Calcedonia (451).
In tempi in cui le famiglie sono turbate da problemi gravi come la droga, la frenetica corsa al consumismo, le perversioni, l'insano desiderio di evasione dalle proprie radici e dagli affetti veri vogliamo proporre un Natale di contenuto più profondo e significativo fitto di momenti di colloquio con gli altri e di sentimentale ritrovo intorno ad una tavola imbandita con amore e con la struggente nostalgia dei valori perduti.
Il mondo cambia e con esso non ci rendiamo conto che lentamente cambiamo anche noi ed anche i simboli della nostra vita interiore. Ma è difficile che tramontino definitivamente il richiamo di tradizioni secolari ed il senso del soprannaturale, del divino, che hanno sempre accompagnato il Natale di tutti i tempi, specie quando l'umanità ha più bisogno di credere e di sentirsi amata nella sua dolorosa solitudine. E non basta un po' di denaro in più o il cambiamento delle condizioni di vita per sfuggire a questo richiamo. È dentro di noi e, quando lo avvertiamo in maniera più prepotente, riusciamo a rinunciare anche ad un invito dell'amico neoricco sui campi di neve o ad un viaggio già organizzato in luoghi esotici. Perché è un momento serio, è l'incomparabile attrazione del Natale a casa. Natale coi tuoi... è forse come un mito che avvertiamo in modo particolare noi che siamo ancora sentimentali ed ancora godiamo nel vederci tutti riuniti intorno alla tavola di Natale, anche se l'incontro tra fratelli, genitori e parenti sarà breve come la durata di un pranzo, come un sogno. Per i più romantici, per i bambini e per gli anziani sarà più lungo perché essi resteranno fino all'alba intorno alla tavola sparecchiata ma con cestini e piatti ancora colmi di frutta secca e dolciumi, a giocare a tombola, quasi timorosi di alzarsi troppo presto perché consapevoli che, appena alzati, svanisce l'incanto del tempo ritrovato.